COSA CI PREOCCUPA- Impatto ambientale, economico e sociale

 

A nostro avviso gli aspetti di criticità del progetto riguardano le procedure di approvazione, l’impatto ambientale, economico e sociale del progetto sia nella fase di realizzazione che in quella di pieno esercizio. Inoltre la visione rispetto alle vocazioni del territorio e ai modelli di sviluppo che il progetto alimenta ci sembrano non adeguati all’attuale momento storico.

Ecco una sintesi delle criticità, molte delle quali sono state esposte nel  ricorso al TAR presentato da ProNatura nel 2016 . e ancora in attesa di risposta.

  • Apre il COM, chiudono i negozi
  • Saremo al sicuro? Il COM sorge parzialmente su un’area a rischio
  • L’ennesima inutile colata di cemento sotto casa…e il suolo sta per finire
  • Impatto ambientale?…dato non pervenuto
  • “Manovre sospette” per evitare la Valutazione di Impatto Ambientale
  • Un altro tassello di natura in meno…quanti ne mancano per fare “crollare la torre”?
  • Più inquinamento
  • Disagi, traffico e lunghe code

Apre il Com, chiudono i negozi. La promessa di 2.500 posti di lavoro è stata la principale chiave di accesso al consenso popolare per la realizzazione del Caselle Open Mall. Purtroppo questa cifra non tiene conto dell’impatto che queste enormi strutture commerciali hanno sui piccoli negozi, ristoranti e bar.

Ricerche a scala nazionale hanno dimostrato che a conti fatti per ogni posto di lavoro “guadagnato” nei grandi centri si perdono 6 posti di lavoro nelle attività commerciali minori.

Vanno inoltre messi in conto gli elevati costi degli affitti per spazi commerciali e i contratti senza tutela per chi vuole aprire un negozio nei centri commerciali. Ammesso quindi che il Caselle Open Mall si riempia di gente, i centri storci dei paesi, sicuramente si svuoteranno.

Ma ne faranno le spese anche i grandi Centri commerciali già numerosi nella zona (es.Bennet di Borgaro, Le Alpi, Ipercoop, Lidl di Cirié), a cui si aggiungono le due grandi destinazioni torinesi Le Gru a Grugliasco e il Torino Outlet di Settimo Torinese che si trovano solo a 30 minuti di auto dall’aeroporto.  

Saremo al sicuro? Il COM sorge parzialmente su un’area a rischio. Il progetto ricade in parte all’interno della zona di tutela D del Piano di rischio dell’aeroporto di Caselle Torinese, secondo le indicazioni dell’Ente Nazionale per l’aviazione Civile. Per questioni di sicurezza nell’area in cui ricade l’opera sono vietati interventi ad elevato affollamento come i centri commerciali. Citiamo dal testo del Piano di rischio: “Zona di tutela D: in tale zona, caratterizzata da un livello minimo di tutela e finalizzata a garantire uno sviluppo del territorio in maniera opportuna e coordinata con l’operatività aeroportuale, va evitata la realizzazione di interventi puntuali ad elevato affollamento, quali centri commerciali, congressuali e sportivi a forte concentrazione, edilizia intensiva, ecc.”

L’ennesima inutile colata di cemento sotto casa…e il suolo sta per finireIl progetto prevede l’occupazione di 300 mila mq di suolo(suolo1 , suolo2) agricolo coltivabile, pari a 40 campi da calcio, la cui perdita è stata definita dalla Direazione Agricoltura “irreversibile, non mitigabile né compensabile”. Infatti le compensazioni previste si ritengono inadeguate, nonostante la Città Metropolitana di Torino avesse esperesso “la necessità di una compensazione ambientale maggiore rispetto a quelle proposte nella relazione”.  Sarebbe l’ennesima colata di cemento che si aggiunge alle tante realtà già realizzate negli utimi decenni nella provincia di Torino. E molti di questi siti sono lasciati in disuso o addirittura non completati.

Il significativo consumo di suolo che l’opera comporta si contrappone con gli indirizzi politici e normativi a molti livelli:

  • “Il suolo è uno dei beni più preziosi dell’umanità. Consente la vita dei vegetali, degli animali, e dell’uomo sulla superficie della terra”. Carta europea del suolo, Consiglio d’Europa 1972.
  • “I principi della legislazione e della pianificazione regionale, e in particolare la normativa del Piano Territoriale Regionale (approvato con DCR n. 122-29783 del 21 luglio 2011) e del Piano Paesaggistico Regionale (approvato con DCR n. 233-35836 del 3 ottobre 2018), vanno nella direzione di limitare il consumo di suolo, tutelare il territorio agricolo e favorire il recupero e la rigenerazione urbana”. Sito Regione Piemonte.
  • “Il Sistema del Verde e delle Aree Libere dal costruito (SVAL) della Provincia di Torino è costituito dalla Rete Ecologica Provinciale e dalle Aree Agricole. Per tali aree il PTC2 intende perseguire obiettivi di contenimento del consumo di suolo e della frammentazione e depauperamento paesaggistico ed ecosistemico”. Sito Provincia di Torino

La perdita di suolo è in rapidissimo aumento con conseguenze disastrose sugli equilibri ecosistemici e quindi sulla savaguardia del territorio e della salute delle persone. Approfondisci qui: Cantieri in aree vincolate e a rischio dissesto: inarrestabile in italia il consumo di suolo

Impatto ambientale?…dato non pervenuto. Per la sua portata ed estensione, il progetto possiede tutte le caratteristiche per essere sottoposto ad una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) ma, nonostante inizialmente l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) avesse espresso parere favorevole in tal senso, il prgetto è stato in seguito escluso da questo iter con l’avallo di tutte le istituzioni preposte alla tutela del territorio. Il risultato è stato l’imposizione da parte della Regione di numeose e corpose prescrizioni (vedi il ricorso al TAR di Pro Natura da pagina 14 a pag 17) per rendere il progetto accettabile, a testimoniare il fatto che il progetto presentava numerosi punti di criticità.

“Manovre sospette” per evitare la Valutazione di Impatto Ambientale.Il progetto prevede lo sfruttamento dell’acqua di falda come risorsa energetica attraverso la realizzazione di 10 pozzi geotermici. C’è stato un artificioso scorporamento dal progetto generale, della parte progettuale relativa alla realizzazione dei pozzi, la cui realizzazione vincolerebbe  l’intero progetto ad essere sottoposto alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) .

Un altro tassello di natura in meno…quanti ne mancano per fare “crollare la torre”?L’area interessata dal progetto non presenta vincoli paesaggistici e naturalistici, né elementi ambientali di particolare pregio. Per questi motivi sembrerebbe una perdita apparentemente poco significativa. Si tratta tuttavia di un prezioso tassello di ecosistema a prato con presenza significativa di siepi campestri. Non è quindi un ambiente banalizzato, inquinato, danneggiato a cui si sostituirà l’Open Mall di Caselle, ma un tipico esempio di paesaggio che caratterizza la zona di pianura all’ingresso delle Valli di Lanzo e che al momento accoglie chi, superando l’areroporto, si dirige verso queste suggestive destinazioni. Si tratta putroppo di uno dei pochissimi esempi di questo paesaggio che si possono osservare lungo la  strada provinciale SP2 dove l’edificazione a nastro” sta nel tempo creando infrastrutture a danno della connettività ecologica (la frammentazione degli habitat è la principale causa di impatto sulla perdita di biodiversità)e dei servizi ecosistemici garantiti dagli ambienti naturali.
Ammesso quindi che l’area non presenti sufficienti valenze ambientali ufficialmente riconosciute (es. specie rare, habitat da tutelare ecc.), per essere sottratta alla conversione al cemento, si tratta  comunque di un tassello di ambiente che sta svolgendo la propria funzione ecologica (es. produzione di ossigeno, assorbimento e fitodepurazione delle acque ecc.) e quindi resta  una grave perdita che non potrà sicuramente essere compensata nelle sue funzioni ecologiche e nel rafforzare l’identità paesaggistica, dal Caselle Open Mall nonostante le alberature e i tetti verdi previsti nel progetto.

Più inquinamento
L’ambiente rappresenta uno degli aspetti che più condizionano la salute della popolazione umana e ad essere importante è soprattutto l’ambiente urbano, a causa delle elevate concentrazioni di attività antropiche inquinanti in uno spazio limitato. Di conseguenza una maggiore urbanizzazione significa un maggiore inquinamento. Non si può quindi trascurare l’impatto che la realizzazione del Caselle Open Mall avrebbe in termini di inquinamento atmosferico, luminoso e acustico. 

Aria. I maggiori responsabili delle emissioni inquinanti in atmosfera sono: il trasporto su strada, l’agricoltura, il riscaldamento domestico, le centrali elettriche e le attività industriali. Tra questi il più pericoloso è quello dovuto al traffico autoveicolare, perché produce le più grandi quantità di inquinanti e li rilascia a livello del suolo, facilitandone così l’inalazione da parte dell’uomo.Come riportato dalle stime più recenti dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), l’inquinamento atmosferico continua a essere la causa della morte prematura di più di 400.000 europei all’anno. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), inoltre, ha inserito l’inquinamento atmosferico nella lista degli agenti cancerogeni accertati già nel 2013. Sebbene i dati più recenti evidenzino come la qualità dell’aria in Europa stia lentamente migliorando, la maggior parte delle persone che vive nelle città europee continua a essere esposta a elevati livelli di inquinamento atmosferico, con le relative conseguenze. Tra queste persone ci sono indubbiamente gli abitanti di Torino, che è attualmente la città più inquinata dell’intera Europa. “Trasportare la bella Torino a Caselle” costruendo il COM, significa inevitabilmente trasportare anche inquinamento.

Luce. L’inquinamento luminoso è dato da un’alterazione dei livelli di luce naturalmente presenti nell’ambiente notturno. I suoi effetti sull’uomo sono rappresentati principalmente dall’alterazione del ritmo circadiano, che può avere effetti estremamente negativi per la salute. Da non sottovalutare sono anche gli ingenti danni che provoca ad altri organismi animali (perdita dell’orientamento di falene e chirotteri, per fare un esempio) e vegetali (alterazione del fotoperiodo di alcune piante). Ovviamente tra gli effetti dell’inquinamento luminoso ci sono anche effetti culturali, primo tra tutti l’impossibilità di vedere il cielo stellato.
A sancire l’importanza della problematica, in Piemonte esiste la Legge Regionale n.3 del 9 febbraio 2018 che aggiorna la precedente norma del 2000. 
È da notare che l’Italia si contende con la Corea del Sud il primato per il Paese più colpito da inquinamento luminoso tra quelli del G20!

Suono.L’inquinamento acustico, troppo a lungo ignorato, ha ricevuto negli ultimi anni sempre maggiore attenzione. Tant’è che attualmente è riconosciuto come una delle principali cause del peggioramento della qualità della vita nei centri abitati, in particolar modo nelle grandi città. Tra i suoi effetti principali vi sono alterazioni del sonno e stati di stress cronico, che possono predisporre a una serie di stati patologici correlati. La principale fonte d’inquinamento acustico è rappresentata dal traffico stradale.

Disagi, traffico e lunghe code
La realizzazione del progetto porterà alla radicale trasformazione dei flussi di traffico lungo la strada provinciale SP2 e strade attigue che tenderanno inevitabilmente ad aumentare moltissimo date le previsioni di afflusso che il COM richiamerà (un bacino d’utenza potenziale di circa 5.300.000 di persone) a cui si potrebbero aggiungere gli arrivi dall’aeroporto e sicuramente i mezzi di servizio per il trasoporto di merci, rifiuti ecc. Questo porterà disagio agli utenti abituali di queste tratte che quotidianamente le percorrono per lavoro o altre commissioni e aumenterà di conseguenza l’inquinamento atmosferico e quello acustico
Il disagio al traffico interesserebbe anche la fase di cantiere visto che oltre alla realizzazione degli stabili è prevista una sostanziale modificazione della viabilità della SP2 da due a quattro corsie, con nuovi svincoli e cavalcavia.

Deriva culturale
Viene esaltata l’innovazione del progetto, la sua capacità di anticipare i bisogni dei consumatori e anticipare i tempi. Tuttavia sono molti i dati che fanno emergere una crisi economica di queste strutture. L’origine di questa crisi è sicuramente riferibile ad aspetti economici e di mercato, ma crediamo che ci sia anche un elemento culturale legato al peculiare momento storico che stiamo vivendo. Nonostante la grande affluenza verso i “Disneyland dello shopping”, è sempre più evidente l’aumento di consumatori in cerca di realtà autentiche, locali, legate alla qualità dei prodotti e alla cultura del territorio. A motivare queste tendenze c’è sempre più una consapevolezza della tematica ambientale, dell’urgenza di prendere provvedimenti per “salvare il Pianeta”, che stride immensamente con opere come quelle di Caselle Open Mall e del modello di sviluppo che queste alimentano. Il Concetto di centro commerciale, per quanto tinteggiato di verde, resta legato infatti ad un modello di “crescita quantitativa” che non tiene conto dei limiti ambientali. Oggi si deve perseguire una “crescita qualitativa” riconosciuta da illustri economisti come la nuova forma di sviluppo necessaria per affrontare l’attuale crisi economica, sociale e ambientale. Un’opera come il COM  poteva essere giustificata negli anni ’80 del secolo scorso, ma è oggi anacronistica e non serve spiegare il perché: se aveste la vostra casa che va in fiamme, ci buttereste sopra benzina? La crisi che queste opere alimentano è ambientale e anche sociale. L’alienazione dall’ambiente naturale è stata riconosciuta all’origine di numerose patologie e disturbi sempre più diffusi nei bambini e tra i giovani raggruppate sotto il nome di  Sindrome da Deficit di Natura. Oltre a sindromi patologiche come dipendenze, disturbi dell’attenzione ecc., l’alienazione delle nuove generazioni dagli ambienti naturali e la sempre maggior frequentazione di “esperienze artificiali”, alimenterebbe un senso di sradicamento dal mondo e un disinteresse a prendersene cura.

I centri commerciali e i villaggi dello shopping rappresentano un’onda che ha già iniziato ad infrangersi .
Lo dimostra la nuova strategia di IKEA che sta insediando i suoi punti vendita nei centri storici per fare rinascere questi spazi di aggregazione sociale, cultura e storia. Ci chiediamo se di questo ci sia da gioire, ma sicuramente è un segno di riposta ad una nuova onda che comincia a crearsi. 

Nei primi giorni di maggio è stata lanciata una raccolta firme su Change.org dal Sig. Stefano Levra per fermare la realizzazione del progetto. Se vuoi partecipare e divulgare clicca qui.